Il Parlamento spagnolo ha bocciato i due decreti-legge con cui il Governo di Pedro Sánchez voleva introdurre nuove regole sul mercato degli affitti e rafforzare le tutele per gli inquilini.
I provvedimenti, approvati a fine settembre ed entrati temporaneamente in vigore tra il 1° e il 2 ottobre 2026, sono stati respinti dal Congresso dei Deputati il 2 ottobre. Di conseguenza, le nuove disposizioni non diventano una disciplina stabile del mercato.
Tra le principali misure previste c'erano maggiori controlli sugli affitti temporanei. Per utilizzare un contratto di durata limitata sarebbe stata necessaria una motivazione reale e documentabile; in assenza di una valida ragione, il rapporto avrebbe potuto essere ricondotto alla disciplina prevista per le locazioni ad uso abitativo.
Erano inoltre previste limitazioni per gli affitti delle singole stanze, nuove possibilità di proroga per alcuni contratti e maggiori tutele per gli inquilini in difficoltà.
Particolarmente significativa era la seconda riforma, che prevedeva un aumento del preavviso richiesto ai proprietari per interrompere il rapporto di locazione e, in determinati casi, un indennizzo a favore dell'inquilino in caso di mancata proroga del contratto. L'indennizzo avrebbe potuto arrivare, in linea generale, fino all'equivalente di dodici mensilità.
Con la bocciatura parlamentare, queste nuove regole non possono quindi essere considerate nuovi obblighi generalizzati per i proprietari. Gli eventuali effetti prodotti durante il breve periodo di applicazione dovranno invece essere valutati caso per caso.
La vicenda ha avuto anche importanti conseguenze politiche: Pedro Sánchez ha annunciato lo scioglimento del Parlamento e la convocazione di elezioni anticipate per il 29 novembre 2026.
Nel frattempo, anche il Portogallo sembra muoversi in una direzione diversa, discutendo una riforma destinata a ridurre alcuni vincoli sulle locazioni e a rendere più conveniente per i proprietari mettere gli immobili sul mercato.
Il confronto tra Spagna e Portogallo mostra quindi due approcci differenti alla crisi abitativa: da una parte maggiori tutele e vincoli sui proprietari, dall'altra una maggiore libertà contrattuale e l'obiettivo di aumentare l'offerta di immobili in affitto.